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NO!

Tav, NO! Olimpiadi, NO! Expo, NO! Brebemi, NO! Nucleare, NO! Grandi Opere, NO! Pale Eoliche, NO! Nuovi Porti, NO! Ogm, NO! Inceneritori, NO! Autostrade, NO! Trivelle, NO! Riforme? Anche queste, NO!

Potremmo riempire migliaia di pagine con tutti i NO espressi da una significativa fetta di italiani, gli stessi che spesso non votano o lo fanno di rado, gli stessi che criticano di continuo ma NON propongono; sono diffusi soprattutto tra le sinistre intrise, ahinoi, di vetuste ideologie, ma ne troviamo anche molti nel fronte opposto, dove ciò che conta è ESSERE CONTRO qualcosa o qualcuno a prescindere DAL MERITO della questione.

E’ il “partito” più diffuso, quello del NO come quello del NIMBY, che si lamenta di tutto e per tutto, ne fanno parte molti, troppi amministratori e consiglieri pubblici (ricordiamolo, espressione pura e semplice del popolo che li ha eletti), che vuole la raccolta differenziata ma NON lo sviluppo di nuove piattaforme per il trattamento dei rifiuti, che vuole incrementare il turismo ma NON vuole l’espansione dell’aeroporto o la costruzione di nuovi porti,  che vuole accogliere il mondo intero ma NON in casa propria, che vuole più sicurezza ma NON più rigore e via dicendo.

La debolezza, l’arretratezza, la confusione nella quale versa questa Nazione (voluta da pochi), è dovuta agli infiniti NO che hanno bloccato, ostacolato e rallentato lo sviluppo in tutti i settori, infrastrutturale, scientifico, istituzionale per citarne solo alcuni.

Ma ci sono alcuni NO ancor più dannosi,  sono quelli posti alle riforme di numerosi organismi ed Istituzioni dello Stato; dalla riforma della scuola, di ogni ordine e grado a quella del sistema sanitario, da  quella delle Regioni all’abolizione delle Province, dalle innumerevoli riforme elettorali a quest’ultima, quella del Senato della Repubblica.

Ritengo che tra i più gravi errori che si stanno commettendo vi sia quello di considerare la Costituzione Italiana un dogma, una verità assoluta, la giustezza per definizione. Scritta in un momento storico ben preciso, intrisa di condizionamenti ideologici e comprensibili timori, a meno di 70 anni dalla sua stesura richiede già numerosi aggiustamenti per poter stare al passo dei tempi ed alla realtà che cambia ed evolve sempre più rapidamente.

La riforma del Senato oggi proposta è senza alcun dubbio, incompleta, parziale (p.e. esclusione di una norma per l’abolizione dei Senatori a vita), quanto poco condivisibile per alcuni ma ciò su cui si deve oggi riflettere non è COME cambiare bensì SE cambiare!

Votare NO, equivale a mantenere lo status quo, ovvero ad un’ammissione di impotenza, di incapacità a migliorare ciò di cui quotidianamente ci lamentiamo, l’inefficienza del nostro sistema legislativo.

Votare NO significa non accettare le sfide che portano i cambiamenti

Votare NO è una resa, incondizionata, alla classe politica più parassitaria della nazione.

Votare NO semplicemente per votare CONTRO è prova dell’immaturità civile di un popolo.

Votare NO perché lo suggerisce il “mio partito” è mera sudditanza ideologica

Pretendere che il pragmatismo e realismo tipico dei popoli nordici si diffonda alle nostre latitudini è pura utopia, ma se la maggior parte della società italiana perseguirà lungo la strada dell’ideologia, del disfattismo, del gregge che segue gli urlatori, del “NO” a tutto a prescindere, potremo solo biasimare noi stessi per aver condotto al disastro un intera nazione e con essa, il futuro delle nuove generazioni.

Per queste e molte altre ragioni io, al Referendum del 4 Dicembre, voterò SI!

iovotosi4dicembre

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